Cosa

Un’altra scatola e, dentro, il suo gatto. E insensati usi di sensata scienza.

Non si sentiva la necessità dell’ennesimo contenitore divulgativo sulle logiche della natura e della realtà. Eppure, volevo provare a modo mio a discorrere di ciò che dà forma alla realtà, anche dal punto di vista dei numeri (e non solo). Un modo per organizzare tanti pensieri su queste cose.

In questa specie di esperimento coesistono due obiettivi: il primo ha a che fare con il riorganizzare i miei stessi appunti e pensieri, il secondo con la voglia di condividere ciò che conosco e che sto tuttora imparando.
Leggo, studio, uso manuali, dispense di corsi di laurea, esiti di ricerca, partecipo a forum e, naturalmente, fruisco del filo diretto che ho con taluni pazienti addetti ai lavori che sanno indirizzarmi opportunamente specie quando ho dubbi matematici.

Troppe volte, ormai, le teorie, le idee e i principi fisici recenti –degli ultimi 125 anni, intendo–, come la relatività, le dinamiche e i comportamenti delle particelle, il dominio della meccanica quantistica, sono stati usati a sproposito per spiegare la vita di tutti i giorni, adattando una conoscenza generica (eppure insufficiente) degli stessi come un’interpretazione del destino, dei comportamenti sociali, emozioni comprese, e dell’incertezza del futuro.

Ciò che mi ha spinto definitivamente a iniziare queste pagine è un fenomeno che noto diffondersi sempre di più: il web pullula di spazi destinati alla divulgazione scientifica (d’accordo, a cui anch’io contribuisco).
Alcuni sono davvero ben costruiti e curati nei contenuti; altri, purtroppo la maggior parte, pur essendo gestiti da persone competenti e formate si trasformano in veicoli di vera e propria disinformazione. Non so dire se questo accada per una sostanziale ignoranza di fondo o, piuttosto, per la rincorsa ammiccante ai like e ai followers; una logica per cui tutto deve essere semplificato anche a costo di stravolgerne il senso, specialmente quando si tratta di concetti complessi e difficili da afferrare.

“Pensieri, parole, opere ed interazioni fondamentali” è il payoff che ho scelto per questo spazio, prendendo in prestito una parte dal Confesso.
Le interazioni fondamentali, invece, sono le regole del gioco della natura. Nonostante esse siano solo quattro, sono i comportamenti che costruiscono e fanno funzionare la realtà, tutta. Anche se non ce ne si rende conto.

Pillola uno. Gatti in scatola.

C’è il paradosso del gatto nella scatola. Il gatto è vivo e morto. Contemporaneamente.
Chiunque ha sentito parlare di questo esperimento mentale, inventato nel 1935 come critica all’interpretazione di studio della fazione opposta nella disputa tra determinismo e indeterminismo.
Chiunque ne ha sentito parlare, sì.
E chiunque lo usa come vuole, anche se il suo senso sarebbe uno solo.
Quindi, se puoi, evita di usare questo burlesker Fall (“caso burlesco”) in modo stupido, giusto per assecondare la strana convinzione che le cose siano un po’ tutto nel momento in cui non le stai guardando (o sentendo, o quello che preferisci): sarebbe come pensare di essere contemporaneamente biondo e nero corvino solo perché non sei proprio lì, davanti a uno specchio, a osservarti i capelli.

Pillola due. Indeterminazione della vita.

È il 1927. Un giovane tedesco formalizza una cosa che in quel momento, ormai, era chiara a chiunque si accostasse alla meccanica dei quanti: un dato livello di incertezza è inevitabile quando si misurano proprietà fisiche strutturalmente legate.
In altre parole: quanto più si ottiene precisione su una proprietà, tanto più l’altra, la sua compagna, sfugge. E viceversa. Con le grandezze dette coniugate questo accade.
Il problema è che non è un fatto dovuto a impreparazione, inesperienza scientifica o mancanza di strumenti adeguati. Né a banale ignoranza.
La natura è fatta così. Essa ha le sue innumerevoli proprietà che, però, non si comportano come numeri; se ne indaghi una, ossia vuoi assegnarle un valore, un numero, le altre non ti consentono di poter fare lo stesso allo stesso tempo.
Questo indeterminismo, però, si è diffuso evidentemente come filosofia di vita.
Perché oggi il principio di indeterminazione di Heisenberg (così si chiamano quel giovane tedesco e il suo enunciato) è diventato il rifugio preferito di chi vuole dare una dignità alla confusione mentale o a frivole interpretazioni della vita. Il kit prevede slogan come “niente è sicuro”, “tutto dipende dall’osservatore” o, per i più sofisticati, “la verità è un’opinione che cambia perché la stiamo guardando” (o “la stiamo vivendo”, versione per i più indomiti).
Inutile dire che tutto questo non c’entra davvero nulla. Paurosamente nulla.
La vita è e resta imprevedibile per questioni diverse da quelle spiegate nella meccanica dei quanti: se inciampi in un gradino, non è perché la sua posizione era indeterminata finché non l’hai guardato, è solo perché non stavi attento.

Pillola tre. Equazioni dell’amore.

Tra chi si fa tatuaggi è (quasi) più conosciuta che tra i fisici. Un quinto di queste persone, poi, se la imprime a vita sulla pelle, magari obbligando il partner a fare lo stesso.
È la felice equazione dell’amore: quando due particelle interagiscono per un tempo sufficiente, diventano un sistema unico e mantengono un legame anche se separate.
E ciò che vale per le particelle vale, in linea di principio, pure per le persone, no?
Del tipo: “Ci siamo lasciati ma, anche se la vita ci ha separati, saremo sempre insieme” (che già ha del tossico così).
E poi, sebbene la riduzione in unità naturali la renda esteticamente semplicissima, questa equazione si trova tatuata nelle più stravaganti varianti, spesso dimenticando la i, l’unità immaginaria: “Ma sì, deve essere un errore… perché mai una i messa a caso?”.
Che poi, fosse solo quello il problema. Già, perché in realtà l’equazione dell’amore è l’equazione relativistica del moto dei fermioni (prevalentemente le particelle costituenti la materia) formulata da Dirac nel 1928. Ecco che ora, di romantico, non ha più niente.
Si può considerare questa equazione come il prodotto di un lavoro col quale Dirac ha stravolto e ristrutturato dalle fondamenta l’equazione di Schrödinger, adottando una “veste” quadrivettoriale e formalizzando uno strumento utilizzabile anche con dinamiche ad alta energia, dominio sensibilmente relativistico che in Schrödinger non è considerato.
Insomma, passare da questo all’amore prevede non solo fantasia, ma pure voler violentare l’informazione, annullandola e inventandosi un sostituto (e se poi non riesci neanche a scriverti sulla pelle i pochi, nove grafi che compongono l’equazione, che magari chiami “formula”, ci sono anche molti altri problemi).

Pillola quattro. Uniti anche se distanti.

Dobbiamo fare chiarezza e smetterla di scomodare la fisica teorica per giustificare i messaggini mandati all’ex alle tre di notte illudendoci che, siccome si è stati in qualche modo connessi, allora ci sia un entanglement sia merito dell’entanglement quantistico. Spogliando la scienza dalla magia hollywoodiana, in meccanica quantistica lo stato di un sistema si descrive con vettori e quando due particelle interagiscono possono trovarsi in una sovrapposizione di stati, come nell’elegante equazione

p1|ϕ1|ψ1+p2|ϕ2|ψ2\sqrt{p_1}|\phi_1\rangle|\psi_1\rangle + \sqrt{p_2}|\phi_2\rangle|\psi_2\rangle

la quale ci dice unicamente che le proprietà di queste particelle sono matematicamente correlate in base a precise probabilità. Questo significa che se misuro la prima particella e scopro in quale stato si trova, saprò all’istante lo stato dell’altra, persino se si trova su un altro pianeta, portando i romantici a gridare al miracolo pensando che sia come due ex separati da chilometri i cui cuori comunicano più veloci della luce. In realtà non c’è nessuna magia, nessuna telepatia e assolutamente nessuna comunicazione in atto: le particelle non si scambiano lettere d’amore tachioniche né si mettono d’accordo a distanza, ma fanno semplicemente parte fin dall’inizio di un unico freddo sistema inscindibile che, seppur formalizzato da vettori composti, non trasferisce alcuna informazione reale e, di certo, non trasferisce la vostra nostalgia. Quindi, la prossima volta che volete dare una spiegazione cosmica al fatto che non riuscite a voltare pagina, lasciate in pace le particelle subatomiche: l’entanglement descrive le connessioni probabilistiche nell’universo, ma per spiegare il fatto che non riusciate a cancellare il suo numero dalla rubrica è decisamente meglio consultare un terapeuta!.